PARIS / by vito corvasce

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Parigi. Un nome, una città, un’emozione, un’atmosfera, un profumo, un colore, un tripudio di dolcezza e malinconia. È l’armonia ed il calore, i viali e le boutique, la moda e la cultura, la gente e l’arte, una città che è tutto, fulcro del mondo, meta amatissima di ogni viaggiatore che si rispetti. E non potevo mancare al suo richiamo, al fascino assurdo e schiacciante delle sue strade, al disordine della metro ed alla perfezione impeccabile delle sue tipiche architetture.

Non potevo non amare i suoi alberi spogli, il freddo nelle passeggiate infinite, gli spazi enormi, i viali aperti e stanchi, i romantici Champs-Élysées, la malinconica Torre Eiffel, la tristezza accattivante del cimitero di Perè Lachaise in cui riposano le famose spoglie di grandi artisti, l’antichità delle mura di Notre Dame con i suoi protettori sulle guglie.

Il mio sguardo non poteva riposarsi nel cercare di ritrarre nei miei scatti, la dolce amarezza di un’atmosfera unica. In questi giorni poi, ripensando al mio viaggio, alle mie giornate in una città preziosa e rara, in giorni tristi e assurdi per la popolazione parigina e mondiale, spaventata ed immobilizzata dall’atrocità dell’odio del terrorismo, le riflessioni lasciano spazio alla malinconia, la bellezza deturpata, la vita calpestata, tutto grida alla pace quando una città vive per se stessa, l’arte, la musica nessuna colpa hanno in scomodi meccanismi politici. In questi giorni, il mio pensiero non può che soffermarsi lì, cullato tra le sue strade, ammaliato nella dolcezza di una città violata.